XII EDIZIONE

Salonicco, 10 – 13 Aprile 2008

XII PREMIO EUROPA PER IL TEATRO

Il XII Premio Europa per il Teatro è stato assegnato al regista francese Patrice Chéreau. Per quanto riguarda il X Premio Europa Realtà Teatrali, il collettivo svizzero-tedesco di registi Rimini Protokoll, la danzatrice e coreografa tedesca Sasha Waltz e il regista polacco Krzysztof Warlikowski sono stati gli artisti premiati.
La Giuria internazionale ha inoltre assegnato una Menzione Speciale nell’ambito del Premio Europa Realtà Teatrali al collettivo artistico bielorusso Belarus Free Theatre.
I lavori della XII edizione del Premio Europa per il Teatro si sono svolti per il secondo anno consecutivo a Salonicco e sono stati finanziati dal Ministero greco della Cultura, che ha affidato l’organizzazione della manifestazione in Grecia al Teatro Nazionale della Grecia del Nord.
L’omaggio a Patrice Chéreau ha previsto un convegno di studio i cui temi sono stati l’attività proteiforme ed incessante del regista francese. Chéreau ha presentato due “letture” teatrali create appositamente per il Premio Europa per il Teatro: La douleur, un testo-diario di Marguerite Duras, e Coma tratto da un testo di Pierre Guyotat.
Inoltre durante la manifestazione c’è stata la proiezione del film De la Maison des Morts, dall’opera di Janacek messa in scena da Chéreau.
La conferenza-incontro con i Rimini Protokoll, vincitori del X Premio Europa Realtà Teatrali ha analizzato l’opera dei tre registi: il loro spettacolo Mnemopark è un racconto della Svizzera odierna; il film Wahl Kampf Wallenstein, per la regia di Helgard Haug e Daniel Wetzel è incentrato sull’interpretazione che alcuni attori non professionisti danno dell’opera di Friedrich Schiller. È stato presentato anche il film Garden of Earthly Delights – the Coreographer Sasha Waltz per la regia di Brigitte Kramer, dedicato alla figura della danzatrice e coreografa tedesca Sasha Waltz. Il regista polacco Warlikowski ha portato in scena Cleansed (Purificati) di Sarah Kane la cui messa in scena ha restituito in pieno il senso profondo di claustrofobia ed irreparabile inquietudine trasmessi dal testo.
L’incontro con il Belarus Free Theatre, ha dato la possibilità al gruppo di artisti bielorussi di parlare delle tre pièce presentate al Premio: Zone of Silence (realizzazione apposita per il Premio Europa per il Teatro in anteprima mondiale), Generation Jeans e Being Harold Pinter denunciano qualsiasi impedimento alla libertà d’espressione.
La sezione “Ritorni” ha presentato Hamlet di Shakespeare, un work-in-progress di Oskaras Korsunovas, VIII Premio Europa Realtà Teatrali. Nella sezione “Prospettive Greche”, il Teatro Nazionale della Grecia del Nord ha offerto un contributo alla XII edizione del Premio Europa per il Teatro proponendo Dalle Baccanti di Euripide. Inoltre durante la manifestazione c’è stata la presentazione del libro “Giorgio Strehler ou la passion théâtrale/Giorgio Strehler or a passion for theatre”, ampliato ed arricchito da testimonianze inedite della monografia “Giorgio Strehler o la passione teatrale” edita da Ubulibri e dedicata a Giorgio Strehler, vincitore del III Premio Europa per il Teatro nel 1990. Il volume in francese ed inglese è stato pubblicato in occasione del decennale della morte del grande regista, fondatore del Piccolo Teatro di Milano.

Patrice Chéreau

Motivazione

Artista per istinto e vocazione, Patrice Chéreau è uno di quei rari esempi di persone in grado di riuscire in tutte le arti espressive, come dimostra la naturalezza con cui a 19 anni chiamava la critica nel lontano 1964 ad applaudire la messinscena di un testo mai allestito di Victor Hugo, tre anni dopo veniva chiamato a dirigere un teatro pubblico alle porte di Parigi, quindi dirigeva un’opera al Festival dei Due Mondi di Spoleto e il successo gli apriva le porte del Piccolo Teatro dove per i successivi rituali tre anni avrebbe sostituito Strehler, prima di tornare in Francia per installarsi in un’altra istituzione modello, il Théâtre de Villeurbanne, accanto a Roger Planchon, debuttando con un clamoroso Massacre à Paris di Marlowe, recitato nell’acqua da un cast imponente. Attore lui stesso, forte di un nucleo di collaboratori creativi essenziali – un grande scenografo come Richard Peduzzi, Jacques Schmidt per i costumi, André Diot alle luci -, portato verso un naturalismo corretto dallo studio di Brecht, scopre e rimette in repertorio testi poco noti aiutato anche dal suo multilinguismo, e rilancia Marivaux con una impressionante lettura critica che scopre sotto le acclamate vesti salottiere un fustigatore dei costumi che guarda al di là del suo tempo, e la riscoperta de La dispute, più volte ripreso dopo la prima del 1973 al Festival d’Automne, è destinata a fare epoca per la sua scottante attualità. Intanto Chéreau alterna la prosa alla lirica cominciando con la Lulu di Berg dopo quella di Wedekind provocando uno scandalo con la rilettura del Ring wagneriano a Bayreuth, mentre già si misura col cinema.
Il diapason della prosa viene però raggiunto con i lunghi anni di permanenza al Théâtre des Amandiers di Nanterre, dove lancia un modello espressivo, scoprendo e tenendo a battesimo un grande autore del nostro tempo come Bernard Marie Koltès, di cui mette in scena le opere maggiori dal Combat de nègre et de chiens alla Solitude des champs de coton, in alternanza con gli Shakespeare, il Peer Gynt, Heiner Müller, la storica ripresa di Les paravents di Genet, tutto un repertorio che poi lascerà a favore del cinema in cui sente più pulsante la verità di vita che gli preme. Ma non rinuncia alla prosa con una Phèdre che fa epoca, mentre resta intensa l’attività nella lirica con vari Mozart fino al Tristano della Scala di quest’anno, ma forse consapevole delle mutazioni subite dal ruolo del regista negli ultimi anni, inaugura una serie di letture di testi sulla scena, che parte da Dostoevskij e passa anche per Le Mausolée de la Mort di Hervé Guibert, ponendo ancora all’avanguardia il suo modo di fare teatro.

X Premio Europa Realtà Teatrali

Helgard Haug, Stefan Kaegi, Daniel Wetzel

RIMINI PROTOKOLL

Helgard Haug, Stefan Kaegi, Daniel Wetzel

Motivazione

(GERMANIA/SVIZZERA) Il lavoro del gruppo Rimini Protokoll – Helgard Haug, Stefan Kaegi, Daniel Wetzel – fa perno sui cosiddetti “esperti della propria quotidianità”: persone che salgono sul palco non per recitare una parte ma unicamente per rivelare alcuni aspetti della propria realtà esistenziale.
A tal fine il gruppo utilizza mezzi teatrali, quali giochi di ruolo, dialoghi, oggetti di scena, luci ed elementi acustici, che hanno un effetto straniante rispetto alla realtà messa in discussione, rivelando così l’elemento teatrale insito nella realtà stessa. Come la cornice artistica usata da Man Ray, la “cornice teatrale” qui è progettata per accentuare cose, processi e azioni che non esistono in un contesto artistico e non sono state create per quello scopo. I Rimini Protokoll non ci illudono di non fare teatro, ma il loro è quel tipo di teatro in cui, ogni volta, ciò che viene creato viene trattato come soggetto, e concretamente riflettuto nella realizzazione.
Ciò conferisce al loro lavoro e ai loro “esperti” una libertà che va oltre la perfezione della rappresentazione drammatica. Gli “esperti” non “fanno teatro” in scena, ma il teatro dà loro la possibilità di presentare le proprie biografie in modo artistico/sensuale, rendendole così oggetto di pubblico interesse. Il teatro di Rimini Protokoll non pretende di spacciarsi per “la” realtà, ma sottolinea che esiste un momento artistico nel racconto biografico stesso: quando richiamiamo attraverso la memoria la nostra vita passata, abbiamo bisogno di narrazione e quindi di costruzione (ideale) per darle un significato storico. Ciò che particolarmente colpisce, e convince, del lavoro di questo gruppo è il rispetto che dimostrano nei confronti dei loro “esperti” non chiedendo mai troppo a loro e, quindi, invadendo il loro campo di “esperienza” (motivo per cui il gruppo ha ricevuto e continua ricevere molti premi). Così il teatro di Rimini Protokoll ha un impatto emotivo diretto senza ricorrere allo smascheramento, anche se ci sono ancora molti accenti drastici, scioccanti e provocatori nella forma e nel contenuto. In tutto ciò non rinunciano mai al gusto dell’umorismo, e trasmettono una spensieratezza che guarda con benevolenza all’inadeguatezza della vita e delle vicende umane.
Questo è il teatro che si interessa al mondo e, soprattutto, alle persone e alle loro storie – quelle che non sono state raccontate e, quindi, non sono ancora state riscattate dal teatro. Per tutti questi motivi, il Premio Europa Realtà Teatrali è perfetto per Rimini Protokoll, un gruppo costantemente impegnato a valutare il mondo “dal Paradiso – attraverso il mondo – all’Inferno”.

SASHA WALTZ

Motivazione

(GERMANIA) Gli artisti dovrebbero essere radicali. La star della coreografia moderna, Sasha Waltz, è un’artista coraggiosa. Spesso guarda in un abisso di disperazione e arriva sull’orlo di un precipizio metafisico, ma non vi cade mai. Come molti rappresentanti del nuovo teatro europeo dimostra un approccio gnostico alla vita, molto coerente anche se poco cosciente. Siamo tutti una quintessenza di polvere, un’enciclopedia di difetti. Non siamo padroni dei nostri corpi ma loro schiavi. La nostra coscienza e la nostra anima torturate sono incastonate in una struttura meccanica di muscoli, vasi sanguigni, fegato e milza – una struttura molto malsicura. L’idea di un mondo ostile all’uomo è diventata da tempo un luogo comune dell’arte moderna: secondo Waltz, i corpi stessi dei danzatori fanno parte di questo mondo ostile. I ballerini cercano di dominarli. Sono irrequieti e non possono controllarsi, non metaforicamente ma fisicamente. Nelle produzioni di Waltz spesso non sono nemmeno individui ma un’unica sostanza umana, come spostati sul palco da una potente tempesta o trasportati dal flusso della vita. Nel suo famoso “Impromptus”, le coppie innamorate appaiono dal movimento browniano di una scena di folla. Si immobilizzano su un pavimento inclinato in posizioni acrobatiche, poi si separano davanti ai nostri occhi, trascinati dal vortice della vita. Ricordano la limatura di ferro mossa da un magnete. Nelle sue performance, Waltz mostra in modo visibile e materiale una frammentazione della vita, una percezione scissa della realtà e della confusione umana da essa provocata. In “insideout”, riesce a trasmettere con la danza l’atteggiamento di una persona moderna che usa Internet e guarda le notizie sui terremoti in Asia centrale, dettagli di tabloid sulla vita privata di Madonna e storie di spionaggio strazianti. Una persona del genere non riesce più a vedere la differenza tra centro e periferia, non riesce più a orientarsi: di fronte a un mondo in cui succedono cose inimmaginabili in continuazione, prova il panico. Tuttavia non c’è panico da parte della stessa Waltz, piuttosto un tentativo di estetizzare questo caos. Nessun centro – nessuna periferia, nessuna gerarchia – nessuna subordinazione, il che significa uguali diritti per tutti. quando guardi “Impromptus” o “insideout” ti rendi conto abbastanza improvvisamente perché la danza moderna, nelle interpretazioni di Sasha Waltz, è diventata quasi il principale mezzo teatrale di espressione dei ritmi e delle sensibilità della vita contemporanea. Riesce a trovare l’armonia nella disarmonia, l’intimità nell’alienazione e l’amore nei tentativi d’amore. Fa degli eroi non dei bellissimi protagonisti che hanno perfettamente padroneggiato il palcoscenico e i loro corpi, ma delle persone irrequiete e sgradevoli proprio come noi. Canne pensanti che si piegano a terra e si lasciano dondolare dal vento, fiere di improvvisare la loro vita senza il minimo sospetto che sia la vita stessa a improvvisare spietatamente tutti noi.

KRZYSZTOF WARLIKOWSKI

Motivazione

(POLONIA) Krzysztof Warlikowski appartiene alla famiglia di registi il cui teatro è la testimonianza di un’avventura, di un rapporto con la realtà e l’arte che li definisce. Affermano così un’identità non grazie a un universo formale precostituito o a un modo di operare, ma a un’esperienza soggettiva la cui portata è mostrata dalle loro produzioni. Questi sono i “romantici” del teatro moderno! Ciascuno a modo suo, creano quelli che potremmo chiamare i teatri del sé. Per Warlikowski, come per Chéreau, dirigere significa mettere in relazione due aree di soggettività. Non c’è posto per il neutrale qui. Il teatro serve a rivelare le loro personalità alle prese sia con il palcoscenico che con il mondo. Un mondo non più ridotto alle dicotomie della politica, ma al contrario un mondo inquieto e segreto, un mondo che ha bisogno che gli artisti si rivelino nella sua incomparabile complessità.
Warlikowski porta il segno della sua identità polacca, un’identità lacerata che intende affrontare sia la storia che la confusione impotente dell’essere. Si interessa a Shakespeare e alla scrittura contemporanea, i due poli che modellano il suo teatro. Ciascuno illumina l’altro, aumentando così l’intensità del loro scambio. Già conosciuto in Germania, scoperto ad Avignone grazie a un innovativo Amleto e soprattutto a Cleansed di Sarah Kane, capolavoro della messa in scena, seguito da uno straziante Dibbouk e da Kroum di Hanok Levin, segue senza sosta la sua indagine sulla condizione lacerata dell’uomo moderno. “La vita è dura”, ma al di là di tutto questo il regista e il suo teatro ci invitano a trovare la via della salvezza in un mondo congelato, un mondo di passioni suicide e amori proibiti. Sull’orlo dell’abisso, non smette mai di cercare ragioni per sopravvivere.
Negli ultimi anni il suo lavoro teatrale è stato affiancato da produzioni operistiche, dove, senza negarne le esigenze, Warlikowski inietta una dose della tragedia contemporanea di cui la sua arte e il suo essere continuano ad essere intrisi.
Warlikowski è dunque un artista della scena la cui arte possiede qualcosa di estremo contemporaneo nel senso più profondo del termine. Il teatro del sé, vero, ma anche il teatro di una generazione. È dal loro incontro che nasce la passione febbrile di Warlikowski.

MENZIONE SPECIALE

BELARUS FREE THEATRE

Menzione Speciale assegnata dalla Giuria del Premio Europa Realtà Teatrali

Motivazione

(BIELORUSSIA) Noi europei, troppo viziati dalla cultura, abbiamo preso l’abitudine di applicare una descrizione un po’ peggiorativa a quelle forme di teatro che non corrispondono esclusivamente a quello che siamo soliti chiamare “teatro d’arte”, per il semplice motivo che hanno un rapporto incalzante con la realtà. L’ho notato spesso in Africa, in relazione a quello che chiamiamo “teatro d’azione”. Eppure questo è ciò che stanno praticando i nostri amici di Minsk, con una determinazione eccezionale e un acuto senso di ciò che dovrebbe essere l’arte in una democrazia. E la cosa più straordinaria della loro avventura è che siano riusciti in così poco tempo a creare con ogni produzione successiva un repertorio di alta qualità a immagine del loro paese e della loro lingua. Stanno facendo teatro d’arte, teatro d’urgenza e teatro di sopravvivenza (ciò che il teatro alla fine dovrebbe essere per tutti noi) nel bel mezzo dell’azione. Per loro, la pratica della loro arte, in condizioni al limite dell’impossibile, è importante quanto respirare. E sappiamo che spesso è a prezzo della loro libertà che permettono ai loro concittadini di respirare con loro.
Vedere le produzioni del Belarus Free Theatre, ed entrare in contatto con i loro attori, registi, scrittori e musicisti, rappresenta per me un’esperienza unica del teatro come necessità. In mezzo alle nostre produzioni sontuose e non sempre disonorevoli, il loro arrivo nel panorama europeo è come una boccata d’aria fresca. Possa la loro pratica dei mestieri essenziali del teatro essere lì per farci mettere in discussione le nostre incertezze per molto tempo a venire!

Jean Claude Berutti – Presidente, European Theatre Convention
(Un’estetica della resistenza)

 

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